
L’Ens sostiene la libertà di scelta tra linguaggio orale e il gesto, ma
non ci può essere libertà di scelta da parte di un bambino di due o tre
anni, come accade anche quando questo bambino deve essere sottoposto ad
intervento chirurgico, ad esempio. E’ il genitore che sceglie, sempre.
Non ci prendiamo in giro.
Il genitore può negare a suo figlio la parola, irreversibilmente, nel
senso che a vent’anni quel bambino obbligato a scegliere il linguaggio
gestuale non può tornare indietro? O non è molto meglio dargli la
parola, anche perché a vent’anni, se vuole, può usare il gesto?
E poi, a quale scopo insegnargli il gesto? Per comunicare con chi?
Nasce un bambino sordo ogni 1000 nati vivi. Se nasce un bambino a
Orbetello, o a Roccastrada, dove va? Nella scuola pubblica avrà grandi
difficoltà e ne creerà agli altri bambini, perché per spiegargli la
lezione con i gesti rallenterà lo svolgimento delle lezioni, e non per
un mese o due, ma per sempre. Imparerà meno lui e impareranno meno gli
altri. Ma ammesso che superi la scuola, con chi comunicherà con il
gesto? Sarà costretto a prendere il pullman o l’auto per andare a
Grosseto a cercare qualcuno. O se nel suo paese
c’è qualcuno che usa il gesto, dovrà sempre e solo comunicare con
una persona sola? Non sarà certo una bella vita, e imparerà poco.