
Negli ultimi anni l’Ens ha sviluppato una forte iniziativa per il
“riconoscimento” della cosiddetta Lingua Italiana dei Segni (Lis),
sostenendo che questa sarebbe la “lingua naturale dei sordi” e che
quindi deve essere sostenuta come tutte le lingue e in particolare deve
essere insegnata nelle scuole.
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più del 90% dei genitori di bambini sordi è udente e indirizzano
giustamente i loro figli alla riabilitazione del linguaggio: voglijono
che i loro possano vivere autonomamente insieme a tutti, senza bisogno
di scuole speciali e interpreti. E soprattutto senza essere emarginati.
Ø
con
il gesto non è possibile l’integrazione, perché nessuno parla
comunica a gesti .
Ø
l’Ens teme, giustamente, di scomparire e di perdere così l’enorme
sproporzionato potere che le deriva dal fatto che “gestisce” i bambini
sordi e le loro famiglie. Questo potere, come tutti, degenera, tanto che
recentemente molte persone sorde adulte si sono staccate dall’Ens
denunciandone i soprusi
verso i soci.
esiste una “lingua” dei segni? Per sostenerlo questo tira in
ballo una risoluzione dell’UE, travisandone il significato: l’UE parla
di “linguaggio” gestuale, che è ben altra cosa.
Ø
come scrive ogni
vocabolario, una lingua è un “sistema grammaticale e lessicale per mezzo
del quale gli appartenenti ad una comunità comunicano tra loro”, ovvero
è lo strumento di comunicazione e di espressione di un popolo,
che nasce e si sviluppa dalla sua storia e dalla sua cultura, dai
suoi scrittori e dai suoi poeti. Un popolo per conoscere la cultura di
un altro popolo traduce le sue opere.
Ø
Una lingua è “ viva” quando
“è in uso nella comunicazione orale e scritta”, ed è invece
“artificiale” quando è una lingua “convenzionale per la comunicazione
gergale”. Un testo è scritto in “buona lingua” quando è ritenuto
esemplare dall’Accademia della Crusca.
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Non si può tradurre un libro (qualunque libro) in gesti, né si possono
tradurre i dialoghi di un film in gesti.
La prova sta poi nel fatto che i “sordomuti” (tali non per colpa loro,
ma semmai dei genitori e delle circostanze) per seguire un film devono
leggere i sottotitoli e per leggere un libro devono usare l’italiano.
Per di più, essi comunicano
con il cellulare usando l’Italiano.
Ma, dicono, il gesto è lingua naturale dei sordi.
Anche questo è falso: una lingua è quella del popolo in
cui si vive, che ti può consentire di conoscere e di arricchirti.
Ø
E’ evidente che un bambino sordo piccolo, senza aiuto, senza
“addestramento” (addestramento richiesto anche per imparare il gesto),
tenderà ad usare le mani per chiedere qualcosa: un bicchiere d’acqua o
altro. Ma questo non è
l’indizio di una lingua,ma il tentativo di soddisfare dei bisogni
In passato, il linguaggio gestuale era indispensabile e utile. Usarlo
oggi significherebbe
riportare l’individuo indietro nel tempo.
Oggi ci sono modalità e tecniche di riabilitazione del linguaggio
sofisticate ed efficaci, e
mezzi validissimi: protesi potenti e adattabili alla specificità della
sordità di un individuo e, in più, gli impianti cocleari, che consentono
anche di telefonare.
Il linguaggio
gestuale impoverisce l’individuo, perché il messaggio dell’interlocutore
deve essere filtrato dall’interprete e dunque fatalmente perde qualcosa.
E la conversazione, si sa, è la più grande risorsa per arricchire le
conoscenze.
Ma se la Lis è una lingua autonoma, uguale alle altre lingue, perché l’Ens
chiede un interprete per persone che abitano da sempre in Italia e
dunque, come tanti stranieri o extracomunitari, dovrebbero conoscere
l’italiano? La risposta è: perché non possono comunicare direttamente
con un altro individuo che non sappia usare il gesto. E l’interprete è
un intermediario e perciò una barriera tra un individuo e l’altro: è
questo che crea emarginazione.